sabato, maggio 20, 2006

L'arte dell'incontro

La prima cosa è la coscienza dello spazio. Sapere che lontano, da un'altra parte, altrove sta accadendo qualcosa. Anzi, fuori dalle mura di casa, tutto sta accadendo in giro per il paese, però occorre sapere dove. E la seconda cosa è il tempo. In quel posto bisogna arrivare in tempo, perchè quella cosa accada a noi e non immaginare soltanto che accada. Se lo spazio è poi ampio e distante è necessario differire il tempo dell'azione da quello del desiderio, perchè partire quando desidereremmo essere già lì è una vana corsa verso una sala vuota.
Possedere questa consapevolezza è una grande qualità che può contribuire a rendere la vita "arte dell'incontro".
Le anime si incontrano per caso, per curiosità, per determinazione. In tutti i casi l'incontro ha sempre del miracolo; nella coincidenza la componente magica è più evidente, ma decidere, partire e muoversi a tempo fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo è miracoloso come la costruzione di tutte le cose immaginate. (Vinicio Capossela)

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 22:14 | P.Link | commenti (1)



sabato, maggio 13, 2006

Comfortably Numb

Hello?
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone home?
Come on, now.
I hear you're feeling down.
Well I can ease your pain,
Get you on your feet again.
Relax.
I need some information first.
Just the basic facts,
Can you show me where it hurts?
There is no pain, you are receding.
A distant ship's smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can't hear what you're sayin'.
When I was a child I had a fever.
My hands felt just like two balloons.
Now I got that feeling once again.
I can't explain, you would not understand.
This is not how I am.
I have become comfortably numb.
Ok.
Just a little pinprick.
There'll be no more ...Aaaaaahhhhh!
But you may feel a little sick.
Can you stand up?
I do believe it's working. Good.
That'll keep you going for the show.
Come on it's time to go.
There is no pain, you are receding.
A distant ship's smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can't hear what you're sayin'.
When I was a child I caught a fleeting glimpse,
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone.
I cannot put my finger on it now.
The child is grown, the dream is gone.
I have become comfortably numb.

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 19:19 | P.Link | commenti (1)



giovedì, aprile 27, 2006

La signora

Il divano su cui la signora sta distesa languida e immobile è ancora di un bel verde acceso, anche se in qualche angolo comincia a mostrare i primi segni di usura. Il tappeto davanti ai suoi piedi invece è sempre splendido, di un blu profondo, intenso. Quel tappeto che alla signora è stato regalato da bambina e che per anni è stata la sua più grande fortuna, l'oggetto più prezioso ma di cui oggi sembra proprio non sapere più che farsene. Forse non capisce neanche più perchè sta lì, a cosa le può essere utile. Lo contempla, qualche volta la domenica ci fa pure un giro attorno. Più che altro, le piace solo farselo invidiare, così bello, da chi viene a trovarla in visita, in particolare dai sempre odiati cugini, che guarda con non celata spocchia, tristi proprietari di orribili tappeti, strofinacci di bassa lega, tutti uguali, verdi, gialli o marroni. Spesso pure puzzolenti.
La signora sta distesa e legge, legge parecchio. Alle spalle, dietro il divano, è spalancata una finestra enorme e spesso l'aria entra con forza violenta e butta per aria tutto quello che trova nella casa, fino quasi a ribaltare il bel tappeto blu, costringendola poi a rimettere ordine fra le sue cose. Ma alla signora piace così, dice che ricambia l'aria, porta via la polvere, il fumo e toglie quell'odore stantio che mal sopporta. D'altra parte non ci sono neppure i vetri alle finestre.
Affacciandosi da quella parte, una volta si poteva scorgere un muro solido che divideva la sua casa dal giardino dei vicini. Il muro non c'è più da almeno dieci anni, lo hanno tirato giù in quattro e quattr'otto e ci hanno fatto una strada che ora i vicini usano per spostarsi più facilmente. Ma, ogni volta che ci passa davanti, la signora continua misteriosamente a vederlo, più alto e spesso di prima. Non c'è, ma lei lo vede. Vuole vederlo, vuole sapere che c'è e ci sarà. Sempre. Le dà un confortevole senso di protezione da quella gente così diversa, priva di gusto, se non, addirittura, violenta. Pericolosa. Talvolta si sporge un po'di più e vede il traffico scorrere, auto e camion che si spostano in continuità. Dove andranno poi e perchè?
La signora è bella, affascinante, anche se ultimamente qualche ritocco estetico non le è riuscito un granchè. Certo, la permanente ai capelli è sempre meglio di quel taglio sempre uguale che aveva prima e che il tempo aveva reso ancora più scialbo. Ma tutti quei bei ricci in testa fanno decisamente a pugni con il suo modo di vestire sempre troppo elegante e con la gioielleria che indossa, entrambi a dir poco demodè.
Dicono che la signora goda di ottima salute, anzi che stia meglio di tutte le altre signore che si sono fatte visitare recentemente. E, a vederla, un occhio disattento non potrebbe che confermarlo. Perchè la bellezza del viso è rimasta intatta, il fisico asciutto, la pelle ancora liscia e spesso abbronzata. Non ha tutte le malattie che acciaccano frequentamente le altre signore della sua età. La signora non fuma, beve non poco, ma beve bene. E l'alzheimer non sa che cosa sia, perchè la signora ricorda tutto perfettamente. Ha una memoria di ferro, perfettamente allenata. Perchè la cosa che la signora sa fare meglio è ricordare.
Ma la signora sta male. La signora, di fatto, sta morendo.
E' una malattia strana, poco conosciuta. Tutto quegli sforzi di memoria le fanno perdere, una a una, le sue cellule più nuove, più vitali, più sane. Per rimpiazzarle si sottopone a trapianti provenienti da donatori di altri paesi, perchè dicono che abbia una capacità incredibile nel tollerare questo tipo di interventi. Una volta avevano un effetto terapeutico eccezionale, perchè le sue proprie cellule traevano forza e nuovo vigore dalla vicinanza con quelle trapiantate, ringiovanendo di colpo tutto il fisico. Ora il miracolo non avviene più, gli innesti dopo un po' si rivelano solo toppe applicate ad un vecchio maglione sempre più liso e consunto. Di buono c'è che almeno non fa niente per toglierseli via.
La malattia la affligge da qualche tempo, le rallenta i movimenti, perde lucidità nel pensare alle cose da fare domani, a dove andare e con chi. Ciònonostante, la signora continua testarda ad affidarsi allo stesso medico. Quello precedente sembrava avere effettuato una diagnosi corretta e le aveva prescritto le prime cure. Poi lo hanno chiamato altrove, si è trasferito e la signora allora ha scelto questo signore che le piace così tanto perchè è sorridente, un buon tempone si direbbe. Prima di avviarsi alla carriera medica faceva il gestore di supermercati e ha imparato bene a trattare le vecchie signore come lei. Della sua malattia forse non se n'è nemmeno accorto ma sa intrattenerla a meraviglia. Soprattutto, lui e la sua equipe non perdono occasione di ricordarle tutti i torti subiti in gioventù, a rinvangarli e commemorarli a dovere. E la signora, si è detto, adora ricordare.
Le consiglia una vita tranquilla, poco movimentata, silenziosa, senza sforzi. Pigra. Che non si preoccupi per il futuro, tanto il patrimonio basterà a permetterle una vita all'altezza dei suoi fasti.
Ma le fortune si stanno sgretolando, soldi in casa non ne entrano più.
Avrebbe così bisogno di una botta di vita, di correre, di serate rumorose e forsennate. Di affacciarsi alla finestra ed invitare i vicini, cominciare a frequentarli, conoscerli. Le farebbe davvero bene, risentirsi viva.
Io vorrei tornare a vederla affascinante com'era un tempo, scorgere nel suo sguardo, nelle sue movenze quella bellezza che ha attratto tanti uomini che l'hanno resa ricca e famosa.
Lo vorrei perchè a questa signora sono affezionato forse come a nessun altra. L'amore forse è compromesso per sempre, ma il desiderio di venirne sedotto nuovamente è sempre forte, ogni volta che mi soffermo a guardarla. Fosse anche per un'ultima volta. Perchè io questa signora la conosco da tanto, da sempre. Perchè a lei sarò sempre legato in qualche modo. Perchè mi ha visto nascere.
Perchè questa signora è la mia città.

 

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 01:12 | P.Link | commenti



giovedì, aprile 20, 2006

E sono quaranta...

L'uomo avrà quarant'anni
e i capelli da ragazzo
in camera ha un ritratto che
si è fatto da sè.

Chi venisse a prenderlo
una domenica
vedrebbe che bel mare che c'è

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 23:33 | P.Link | commenti



giovedì, aprile 13, 2006

Traslocando

E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c'è nessuno come me.

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 08:48 | P.Link | commenti (1)



martedì, gennaio 03, 2006

L'ardente pazienza e la splendida felicità

Lentamente Muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni gorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una
passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire
un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire
ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando
gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.


(Pablo Neruda)

Trovata, non per caso, su un bollettino di informativa sindacale. E poi qualcuno dice che i sindacati non servono a niente, tsè...

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 21:14 | P.Link | commenti



domenica, ottobre 30, 2005

It’s not time to make a change

Sotto il cavalcavia della stazione ferroviaria, nella coda nell’occhio un caschetto da ciclista giallo. Giallo anche più sotto, disegni sulla tuta nera che riveste un corpo appollaiato su una bicicletta da corsa blu. Rallento e ti vedo passare, lento sulla strada del ritorno. Nella tua testa, lo so, mille pensieri. Pensieri che non conosco, ma che so perfettamente come si formano, i meccanismi che li regolano, i loro accavallarsi uno all’altro. Lo so perché così fanno i miei, stesso identico modo. Lo so perché sei mio padre.
Rallento e ti guardo proseguire, preso da uno strano senso fra tenerezza e orgoglio per i tuoi quasi ottanta anni che il fisico non dimostra. Torni dai tuoi quaranta chilometri quasi quotidiani, “casa-Bar Bianco-ritorno”, che saltano solo se la Bora tira troppo forte; quella Bora che malediciamo alla stessa maniera, quando sulle due ruote arriva e ti spinge per farti cadere.
Mio padre. Guardo il tuo corpo pedalare. Quel corpo che non ricordo di aver mai toccato, né mai ha toccato me, forse solo sfiorato, spalla a spalla, mentre si portava di peso una Vespa su per i tre piani di scale, a ripararla nel soggiorno di una casa presidiata da una madre e moglie che sembrava solo permissiva, ma invece sapeva bene che quello era uno dei pochi modi di farci stare assieme, di appassionarci alla stessa cosa.
Quel corpo silenzioso che dal campo scorgevo immediatamente nella tribuna della palestra, nelle sere della partita di basket, con quel accavallamento delle gambe così particolare, che ancora sorrido quando mi ritrovo a farlo esattamente uguale, strana dimostrazione di ereditarietà.
Mio padre. Cosa so di te? Quanti misteri lì dentro per me. Emozioni che non escono, entusiasmi sopiti, incazzi incomprensibili. Con il tempo, imparare che sei come il tempo durante l’anno, qualche giorno di burrasca e freddo duro, altri di pioggia o nuvolo denso, spesso il sole, ma solo un paio di giornate da cartolina all’anno, mai di più.
Mio padre. Tra le mani una foto in bianco e nero di 44 anni fa. Una sposa raggiante e bellissima nel “giorno della vita” e tu vicino, il viso che la sfiora, ma con una sguardo sfuggente e uno strano sorriso, quasi sapessi già cosa arrivava dopo e vedessi già nitide le incomprensioni, le difficoltà, forse l’inadeguatezza. Chissà a cosa stavi pensando in quel preciso momento.
Mio padre. Ancora foto, quelle fatte da te. Piccoli capolavori rinchiusi negli album che ora sfoglio. Meraviglie a colori con la tua calligrafia sotto a indicarne i titoli. “Esplosione”. “Il ciclista”. “Estate”. “Dietro l’angolo (o prossimo futuro?)”.
Ogni volta che le guardo sento che sì, lì, in quelle pagine di cartone, lì dentro c’è la chiave per arrivarti dentro. E non è un caso che gli album siano nella mia casa e tu non me li chieda mai indietro, come fai per le altre cose prese a prestito. Perché per vederti davvero dentro, devo capire come tu hai il visto il di fuori. E le giro una a una, intravedo quella chiave ma è come se fosse finita in un posto dove è quasi impossibile raccoglierla. E non sai quanto vorrei riuscire a trovare il modo di scoperchiare quell’ammasso di pensieri nascosti, emozioni, sentimenti, vederlo esplodere di colpo, restare travolto da quell’uragano umano. Lo vorrei, ma non so se mai ci riuscirò. O se ci riuscirò in tempo. Quel tesoro forse resterà nascosto e se ne andrà con te, custode geloso del tuo intimo, fino alla fine.
Mio padre. Padre e figlio. O cosa siamo diventati negli anni. Forse amici, ma confidenti no di certo, anche se i miei cassetti li vuoterei in un attimo davanti ai tuoi piedi, se solo servisse a scorgere anche una minima parte dei tuoi.
Piano pedalando scompari dietro la curva. Cosa vuol dire essere un “buon padre”? Quante volte me lo sono chiesto, sempre senza risposta. Per tempo sei stato il mio non-modello, quello che non si imita. Ripenso ai quei due anni di totale reciproca ignoranza, a quanto ti sia costato. Non ne ricordo il pretesto scatenante, ma benedico quello che fece cadere quel muro. Perché non ho ancora la risposta, nè mai ce l’avrò. Ma mi guardo allo specchio e mi dico, sì, a me, con te, è andata davvero bene.

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 23:41 | P.Link | commenti



venerdì, ottobre 28, 2005

Marzo 1997 - 22 ottobre 2005

 

So solo che un giorno tornerai a ronfare sulle mie ginocchia.

Sfogo personale di Vinicio Busani pervenuto alle 17:27 | P.Link | commenti (1)



giovedì, agosto 25, 2005

Soltanto Amore

Io voglio amore, sentire fino a non capire
soltanto amore, ti prego, questa volta no
non voglio amore rinchiuso in gabbie di parole
soltanto amore, soltanto darti tutto quel che ho dentro me
Se le tue labbra non fanno più male
per questa volta non voglio sprecare
questo bisogno d'amore che ho
nell'unico modo che so
Io voglio amore, perdermi e infine non capire
soltanto amore, ti prego, un'altra volta no
non voglio amore che trovi un alibi o un rifugio
dentro al dolore
perche' sbagliare ancora, ma che senso ha?
Se le tue labbra non fanno più male
per questa volta non voglio sprecare
questo bisogno d'amore che ho
nell'unico modo che so
Se le tue labbra non bruciano più
quell'attimo atteso sei tu
Se le tue labbra non fanno più male
per questa volta non voglio sprecare
questo bisogno d'amore che ho
nell'unico modo che so
se le tue labbra non fanno più male
per questa volta non voglio sprecare
il desiderio d'amore che ho
nell'unico modo che so
io voglio amore, soltanto amore
io voglio amore, soltanto amore

(La Crus - Soltanto Amore)

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Perche' questo blog?
"Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
(N.Moretti "Palombella Rossa", 1989)
E anche chi scrive male. VB

Se vuoi, scrivimi


Splinderiano,abbottonami!


Sindycate me!


reading

past
"La Notte Dei Blogger" di AA.VV:
"Blanketts" di Craig Thompson
"Vita sentimentale di un camionista" di A. Gimenez Bartlett
"Donna per caso" di Johnathan Coe
"Omero, Illiade" di Alessandro Baricco
"Breviario Mediterraneo" di Predrag Matvejević
"Corridoio 5" di AA.VV.
"Memoria delle mie puttane tristi" di Gabriel Garcia Marquez

now
"Casino Totale" di Jean-Claude Izzo
"Mandami a dire" di Pino Roveredo

next
"Budapest" di Chico Buarque
"Il custode del faro" di Jeanette Winterson
"La confraternita dell'uva" di John Fante

listening to
Pino Daniele - Iguana Café
Ray Charles - Genius & Friends
Depeche Mode - Playing The Angel
La Crus - Infinite Possibilità
Edoardo Bennato - La Fantastica Storia del Pifferaio Magico
AA.VV. - Blue Note-A Story Of Jazz

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Viva Zapatero - Incazzoso
Romanzo Criminale - "C'era una volta in America" all'italiana, bello
Una lunga domenica di passioni - c'è di meglio
Million Dollar Baby - duro ma bellissimo
Cuore Sacro - Umano
Ma quando arrivano le ragazze - di talento e amicizia
Sideways - di vino e amicizia
Mare Dentro - eccezionale
Alexander - bah...
Confidenze troppo intime - bello
Le conseguenze dell'amore - imperdibile
Ferro 3 - imperdibile
The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind - bello
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